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Trecento anni dalla fondazione dell'Accademia degli Zelanti 

(1671 - 1971)

  "Memorie e Rendiconti", s. I, vol. X, p. I,  1970

  (Cristoforo Cosentini)

   Fu il Vicario del Clero acese - il Sac. Dott. Giuseppe Cavallaro   "il più colto e benemerito cittadino del suo tempo" - che, nel 1671, chiese a Mons. Michelangelo Bonadies - che era il Vescovo della Diocesi e il Gran Cancelliere dell' Università degli studi - di istituire ad Acireale un' Accademia "per dar addito alli Religiosi, Sacerdoti e Clerici di far progresso nelle scienze", promovendo lo studio dell'  eloquenza sacra  e dei problemi filosofici e morali, la cultura delle lettere latine e italiane, in verso e in prosa, ed anche la rappresentazione di drammi e di oratori sacri. 

   Il diploma di fondazione del sodalizio fu rilasciato da quel Vescovo il 3 ottobre dello stesso anno: l'Accademia, denominata  "dei Zelanti", è detta  "sacra"; ha come protettrice Santa Venera, la Patrona della città; deve essere presieduta da un sacerdote di somma prudenza e sapere; il suo simbolo è un braccio che stringe con la mano una spada infuocata col motto:  Et micat et dimicat; si riunisce per la prima volta il 14 novembre - il giorno appunto, della Traslazione della Patrona - nella sagrestia della Cattedrale, assistita dai migliori auspici. 

Dinanzi ad essa si apriva l'avvenire.

Su questa via, dopo alcuni anni dalla fondazione, l'Accademia si  incontra con due altri sodalizi, che tanta parte avranno nella sua vita plurisecolare.

   Trascorsi, infatti, appena nove anni dalla istituzione degli Zelanti, il medesimo Vescovo Bonadies costituisce ad Acireale un nuovo sodalizio di ecclesiastici - una "Congregazione di Sacerdoti e Chierici", si dice nelle fonti - "per la reformatione dell'habito e la morigerattione dei suoi costumi".

Anche allora tali problemi erano rilevanti, e sino al punto da determinare, ad Acireale, la fondazione di una Congregazione, denominata dell'"Annuntiatione", che - come gli Zelanti - tiene le sue riunioni nella sagrestia della Cattedrale.

A tale Congregazione se ne aggiunge un'altra, nel 1699, istituita dal successore del Bonadies, Mons. Andrea Riggio; è denominata della " Concettione Immaculata" ed è destinata ai soli chierici, con lo scopo di promuovere la pietà, lo studio del catechismo e la frequenza ai sagramenti.

Nel 1712, le due Congregazioni ( che già avevano trasferito la propria sede nella cappella sotterranea della Chiesa di San Sebastiano) si fondono in un unico sodalizio, che prende il nome di " Sancta Maria libera nos a poenis inferni".

Alla direzione di questo sodalizio sono preposti quattro ecclesiastici di provata sapienza: i Padri dello Studio, i quali sono contemporaneamente soci dell'Accademia degli Zelanti , che intanto ha trasferito la propria sede nella medesima cappella sotteranea della Chiesa di San Sebastiano.

I trasferimenti, col volgere degli anni, seguono continuamente ai trasferimenti; gli Zelanti sono sempre dietro ai Padri dello Studio, che diventano così, prima di fatto, poi ufficialmente ( intorno ai primi dell'800)  i  "Rettori della Sacra Accademia dei Zelanti".

Altre cose sono, intanto, accadute nell'ambiente culturale acese.

Nel 1778, sorge in città un'altra accademia fondata dal giuriconsulto acese Michelangelo Amico.

La Zelantea nelle mani dei Padri dello Studio non doveva dare - forse - sufficiente appagamento.

La nuova Accademia - denominata in principio dei Geniali, poi, dal 1816, dei Dafnici - ha lo scopo di dare impulso alle lettere e alle arti, di promuovere riunioni di studio, concorsi a premi ecc. e, forse, d' inserire nella vita acese una istituzione culturale ad indirizzo laico, nella quale, secondo le parole del fondatore, "esercitar si possa chiunque sia vago e specioso di viver bene i giorni  suoi ".

Inoltre, nello stesso torno di tempo, due nuove istituzioni sorgono ad Acireale: una scuola per l'insegnamento letterario nell'Oratorio dei PP. Filippini e il Collegio degli studi "Gulli e Pennisi ".

Il sorgere di queste due istituzioni e dell' Accademia dei Geniali fu un grave colpo per il sodalizio degli Zelanti, il quale, già in crisi, "cadde" - allora come scrisse lo storico "in un letargo mortale".

Nella vita dei popoli - come quella delle istituzioni - il letargo è, però, a volte, fonte di miglior vita, secondo il motto latino: "melior ex cinere surgo" !.

A risvegliare gli Zelanti dal "letargo" venne, infatti, Lionardo Vigo, nel 1832, il quale scrisse al proposito: "nel 1821 io tentai di rianimarla (l'Accademia degli Zelanti) consociandola ai Dafnici; posi tra costoro il partito, non fu compreso e rigettato; lo riprodussi nel 1830, poi nel 1831 ed ebbe la stessa ventura, sicchè, quasi mi si svigorì la speranza di rivederla fiorente. Nel 1832 Gaetano D'Urso prima, Lorenzo Maddem poi, mi incoraggiarono; allor mi destai dall'angoscia del triplice niego e dimenticai i Dafnici. Sopra nuove basi volli erigere l'Accademia (degli Zelanti); altri tredici soscrissero la dimanda; dettai gli Statuti, in Palermo corsi, il decreto ottenni e nacque l'Accademia di Scienze Lettere ed Arti dei Zelanti, cui S.A.R. il Conte di Siracusa, nostro augusto socio protegittore, diede gli obblighi, i diritti, le proprietà, gli onori dell'antica Accademia".

Leggendo il nuovo statuto dell'Accademia, si vede chiaramente che le novità introdotte erano tante.

 Tuttavia, l'Accademia risorta usufruisce ancora dei locali dei Padri dello Studio; ma - come scrisse lo storico  "venuti poscia ( i Padri dello Studio) in pensiero, e sospettando che una tale concessione potesse arrecare pregiudizio ai loro diritti, disdissero (agli Zelanti), con citazione del 3 aprile 1834, il favore concesso".

Non è improbabile che la ventata di laicismo che il Vigo aveva portato nell'Accademia degli Zelanti - della quale ora potevano esser soci "così persone ecclesiastiche che laiche"abbia scosso i Padri dello Studio.

Lionardo Vigo, peraltro, non lasciava occasione per lanciare i suoi strati pungenti contro i preti e tutti gli ordini ecclesiastici. Il grande "riformatore" della Zelantea non doveva di certo goder buona stampa presso i Padri dello Studio!

La viva contesa che derivò fra Padri dello Studio e Zelanti  fu risolta definitivamente il 19 giugno dello stesso 1834 (anche per l'interessamento di Mons. Domenico Orlando, allora Vescovo della Diocesi) con la fusione degli Zelanti e dei Padri dello Studio nell'unico sodalizio che prese il nome di "Accademia degli Zelanti e dei Padri dello Studio". L'accordo fu stabilito e approvato dal Governo con provvedimento del 15 settembre 1834, n 12143. La transazione fra le parti contendenti fu sancita con atto 24 aprile 1835, presso  notaro Ignazio Mazza.

La fusione, poi, fra quest' ultima Accademia e la Dafnica si ebbe, esattamente cento anni dopo, col R.D. 16 ottobre 1934 n. 2605. Il nuovo sodalizio prese il nome di  "Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti di Acireale", senza, perciò, alcuna menzione degli Zelanti e dei Dafnici, dai quali derivava. Quanto ai Padri Studio, lo Statuto della nuova Accademia prevedeva che un terzo dei ventiquattro soci effettivi fosse riservato ai sacerdoti secolari della Città.

Ma nel 1963 le delibere accademiche del 7 gennaio e del 9 dicembre, e l'avvenuta approvazione di esse da parte del presidente della Repubblica, con D.P.R. 18 agosto 1964, n 1261, hanno fatto rivivere nella denominazione del nostro sodalizio i due nomi memorabili e cari che ne ricordano le origini e il prestigio.

Questi sono, in breve, i punti principali della storia trisecolare dell'Accademia. Ma la storia, com'è ovvio, non è tutta qui: la storia non è soltanto una serie di date e di avvenimenti, ma è soprattutto la sintesi del pensiero e del progresso di una istituzione, e, quindi, del contributo che essa ha dato alla società. Lo storico (se l'Accademia degli Zelanti ne avrà ancora uno) dirà quale contributo il sodalizio ha dato alla società acese, nei suoi 300 anni di vita. Noi vogliamo affermare solamente due cose. Prima di tutto: non è certo esatto che le Accademie siano istituzioni di altri tempi, ormai per sempre tramontate. Anche le Università degli studi furono create nel Medioevo, eppure, ancor oggi, non solo esistono, ma, sono dappertutto alla guida della più alta cultura. Affermiamo in secondo luogo che il problema - come sempre - è di uomini, o meglio, è problema di impegno e di sacrificio, cioè di amore: "l'amore e il potere più duraturo che vi sia sulla terra." 

Invero,   la profonda crisi che travaglia questa nostra società ha investito  anche -  vorrei dire soprattutto -  i valori dello spirito. E' diventata, ormai, una lunga crisi; e pur tuttavia non lascia ancora vedere o prevedere come andrà a finire. Siamo tutti in un mare di incertezza e di confusione, spesso come nel caos, con la sola guida della nostra coscienza, che pur subisce quotidianamente l'urto di fattori e di circostanze sempre nuovi ed imprevedibili, ove sono sempre l'interesse e l'egoismo che prevalgono. La cultura e lo studio sembrerebbero passati definitivamente in seconda linea.

Io, però, mi rifiuto di credere che nell'animo degli uomini si sia spenta per sempre la luce dello spirito. Si tratta, a mio avviso, di trovare la giusta via per risvegliare quella luce, quindi, per stabilire con la società un colloquio, proficuo sul piano culturale, e moralmente costruttivo, tenendo presenti i nuovi fermenti sociali e culturali, proponendo in termini moderni idee che sembrerebbero, a prima vista, antiquate, operando con intelligenza chiara e costruttiva, con onestà e con amore.  E la nostra Accademia, che ha il retaggio di una nobilissima tradizione  culturale e la sapienza che le proviene dal tempo, saprà di certo trovare, pur nelle difficoltà del momento, la via migliore, non soltanto per sopravvivere, ma anche per saper vivere.

 Salutiamo, dunque, i 300 anni di vita dell'Accademia Zelantea con animo intrepido e colmo di speranze.

 

   

 

 
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