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CONSEGNA DIPLOMA DI SOCIO DI ONORE AL PROF. LAMBERTO MAFFEI, PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI – DISCORSO DEL PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA DEGLI ZELANTI E DEI DAFNICI, DOTT. GIUSEPPE CONTARINO. 

  Esimio Presidente, ho il piacere di consegnarle il Diploma di Socio di Onore dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici. Il nostro Sodalizio è assai sobrio nel concederlo. Nel suo caso, però, in considerazione della grande levatura culturale e morale che la contraddistingue come scienziato e come uomo,  l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo. 

  Tra coloro che sono stati eletti Soci di onore ne segnalo due: uno, di recente, l’arcivescovo di Catania, S.E. Mons. Salvatore Gristina, che saluto; l’altro nel 1985, il prof. Giuseppe Montalenti, che l’ha preceduta nella carica di Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e ha tenuto in questa sala una applaudita conferenza. Una breve sintesi dei suoi alti meriti scientifici è stata riportata nel biglietto di invito. Mi astengo, pertanto, dal ritornare sull’argomento, limitandomi a sottolineare come Lei appartenga a quelle eminenti personalità che onorano la scienza, prevista nel nostro Statuto. La ringrazio di avere accettato di stare tra noi.Esimio Presidente Maffei, il contesto che la società italiana sta vivendo ripropone paradossalmente, quello del film The Truman Show, in cui un regista occulto dettava all’ignaro protagonista modi di pensare, libri da leggere, svaghi, amicizie e persino amori e parentele. Il potere delle idee viene quotidianamente sostituito con le idee del potere. Conseguenza: ”Oltre che diventare più poveri, siamo diventati più ignoranti”, come ha osservato Lei,   all’inizio di questo mese, in occasione  dei 410 anni di fondazione della sua prestigiosa Accademia.  

  Già negli anni Settanta, Pasolini non esitò a parlare di mutazione antropologica, Karl Popper di massificazione televisiva e Jacques Maritain traeva la conclusione che  “tutto ciò che facciamo, tutto ciò che sappiamo, lo dobbiamo a satana e alle sue mele di contrabbando”. Da allora, la realtà ha superato la profezia: non solo  ciò che facciamo e ciò che sappiamo, ma persino ciò che siamo è gravemente condizionato da quella partita  di mele avariate.  

   In una società liquida alla deriva, le Accademie si sforzano di offrire insostituibili momenti di verifica e di sintesi, di proclamare la ricchezza feconda della gratuità, di aprire ai giovani nuovi orizzonti: in una parola, di restituire speranza e frammenti di umanità, accendendo una piccola, ma tenace e significativa luce nella notte buia. 

   L’Accademia degli Zelanti è stata fondata nel 1671. Viene, cioè, dallo stesso secolo che vide la nascita dell’Accademia dei Lincei. Una recente indagine la colloca tra le 13 più antiche d’Italia e tra le prime 3 di quelle miste, cioè le accademie di scienze, lettere e belle arti, preceduta soltanto dall’Accademia dei Filergiti di Forlì (1574) e dall’Accademia dei Ricovrati di Padova, oggi Accademia galileiana di scienze, lettere ed arti.  
 

   Questa Biblioteca è il suo campo di battaglia. Qui l’Accademia s volge le sue tornate pubbliche, accoglie convegni anche di rilevanza nazionale, mostre,  conferenze e dibattiti stimolanti, studiosi in cerca di libri rari, studenti per le loro tesi, operai che vengono a leggere il giornali, ragazzi delle elementari che si accostano speranzosi al sapere.Venne realizzata, su progetto del socio Mariano Panebianco, dall’ Amministrazione comunale, che considerava il Sodalizio, assieme al Palazzo di Città e alla Cattedrale, come l’espressione più alta della civiltà di Acireale.  

 

   Stasera ricordiamo il centenario di costruzione dell’edificio, non per trionfalismo, ma per trarne auspici per il futuro, affinché da un periodo in cui   la cultura “ giace in un angolo dimenticato delle stanze decisionali”, si possa ritornare a considerarla preziosa risorsa, guida sicura, voce da ascoltare perché non inquinata da alcuna forma di ambizione e di potere.  

   Sulle pareti di questa sala, la mostra organizzata dai soci proff. Giovanni Continella e Stefano Figuera e dall’arch. Antonio La Spina, offre una rapida sintesi del lavorio che sfociò, nel novembre del 1913, nel completamento della sala centrale e delle due adiacenti, aperte  al pubblico subito dopo le festività natalizie. Gli altri cinque ambienti verranno costruiti dal 1915 al 1918, cioè  nel bel mezzo della prima guerra mondiale, quasi per esorcizzarne gli orrori.  Mancava il pane, si pensava alla cultura.  

 

  Oggi, la nostra Biblioteca vanta 100.000 libri, un Fondo antico con 56.000 volumi ricco di incunaboli a partire dal 1475, aldine acquistate a Venezia nella prima decade del ‘500; edizioni fiorentine delle giuntine, frutto della migliore tradizione umanistica, oltre 1.000 manoscritti tra i quali i Canti Popolari, Il Ruggierol’Epistolario di Lionardo Vigo in 15 volumi con oltre 10.000  lettere; una ricca emeroteca con giornali fondamentali per la conoscenza della storia siciliana come il Giornale Ufficiale di Sicilia in 65 volumi, pubblicato a Palermo dal 1810 al 1861, reputato esemplare unico completo, una Pinacoteca con 376 tele e 750 disegni; collezioni numismatiche, archeologiche, naturalistiche e altro. Tutte le opere d’arte sono state donate. L’Accademia dice di Acireale, è Acireale; come la città è in cima ai suoi pensieri. 

 Non possiamo soffermarci a leggere il passato.  Questa lettura è edificante e consolatoria, ma è indispensabile guardare al presente e, soprattutto, interrogarsi sul futuro. Che pone qualche perplessità .  

  La Zelantea è in crisi, non di lettori, non di libri, non di attività, non di riconoscimenti perché anzi, sotto tale profilo, proprio in questi giorni, l’apposita Commissione regionale, istituita per dare ordine alla famigerata Tabella H, ha assegnato alla nostra Accademia il punteggio di 95 su 100, che, tra centinaia di Sodalizi culturali ed affini, la colloca al terzo posto.      

  Caro prof. Maffei, eccellenze reverendissime mons. Gristina e mons. Raspanti, signori deputati Basilio Catanoso e Nicola D’agostino, professoressa Alessandra Gentile. Pro Rettore dell’Università di Catania, arch. Fulvia Caffo, Soprintendente Beni culturali di Catania, dott. Salvatore Fazzino, in rappresentanza del Questore di Catania, prof. Angelo Messina, presidente Accademia Gioenia,  dott. Mario Salomone, comandante Compagnia dei Carabinieri di Acireale, dott. Alfio Licciardello, comandante Vigili Urbani di Acireale, autorità, signore e signori, noi abbiamo l’ambizione di diventare sempre più parte integrante della vita sociale e culturale della città. In passato, la vicinanza e la solidarietà del nostro Comune ci hanno aiutato a superare difficoltà non di poco momento. Adesso chiediamo l’ultimo sforzo: la sopraelevazione di questi locali, un tempo considerati imponenti e grandiosi, oggi inadeguati,  e l’accorpamento del primo piano dell’attiguo liceo classico Gulli e Pennisi per esporre degnamente le opere d’arte che già possediamo. Possiamo dare di più per fare conoscere Acireale, in campo nazionale, ma solo se la classe politico-amministrativa lo vorrà.

  Da qui l’invito a pensare rosminianamente in grande. Fate che la nostra fede nell’intervento pubblico non si dimostri troppo ardita, se non temeraria. Aiutateci a realizzare le attese dell’opinione pubblica. La nostra Accademia non ha soltanto una gloriosa storia da raccontare, ma, soprattutto, il compito di scriverne una per il futuro per dare spessore e supporto alla civiltà di Acireale e della Sicilia.

 

 

 
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