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NOTIZIE STORICHE SULLA PINACOTECA ZELANTEA

 

 

 

    II primo nucleo della Pinacoteca Zelantea fu costituito dalla collezione Leonardi. Nel 1850, infatti l’acese Mariano Leonardi Gambino, ottemperando alla volontà del padre, Paolo Leonardi Pennisi, legava all'Accademia degli Zelanti tutte le  pitture, i disegni, le stampe, le sculture in suo possesso.

    In particolare, per le opere degli «artisti acitani», il legato  disponeva che fossero temporaneamente conservate dal fi­glio Salvatore (al quale ne era riservato il godimento per il tempo di sua vita) in una stanza della sua casa, fatta costruire appositamente dal donatore.

     Nel 1851 il legato veniva accettato dall'Accademia ed il presidente di essa, sac. Antonino Cali Sardo, redigeva un elenco di tali opere che costituirono il primo nucleo della Pinacoteca dell'Accademia” (doc. 5).

    Tale elenco, da noi rinvenuto nel 1979, merita effettivamente la denominazione, data dal can.Vincenzo Raciti Romeo, di "qua­dro sinottico”, in quanto comprende l'enumerazione di 84 dipinti con l'indicazione del soggetto, delle dimensioni, degli autori, nonché una scarna notazione critica costituita da un solo aggettivo.

    Nel 1852, come attesta una cedola di pagamento, una parte, se pure esigua, della collezione era trasferita nei locali in cui aveva sede a quel tempo la bibliote­ca dell`Accademia stessa.

    La rimanente parte della quadreria già ufficialmente consegnata, era, invece, trasferita nei locali della Biblioteca solo nel 1889.

   Alla morte di Salvatore Leonardi, però, le opere degli «artisti acitani» non erano recuperate dall'Accademia: alcune, infatti, si disperdevano, altre pervenivano al pittore Paolo Leonardi Vigo (pronipote del fondatore della Pinacoteca), il quale, solo a partire dal 1895, le rendeva con successive donazioni all'Accademia.

   Oggi, l'identificazione del primo nucleo della Pinacoteca Zelantea è resa possibi­le non soltanto dal “quadro sinottico” di cui si è detto, ma anche da vari scritti degli stessi fondatori della Pinacoteca, Paolo e Mariano Leonardi. Si vedano, più avanti, i documenti; dei manoscritti che interessano la Pinacoteca, l'unico finora non rinvenuto è "La Solitudine" di Paolo Leonardi Pennisi, avente come oggetto la descri­zione delle tele che costituivano la sua "quadreria".

   Si aggiunga inoltre che 1'identi­ficazione è anche favorita dal fatto che la maggior parte delle opere della collezione Leonardi porta una numerazione inequivocabile, dipinta nell'angolo sinistro del quadro, in alto.

   In seguito, Paolo Leonardi Vigo, che fu anche il primo direttore onorario della Pinacoteca, aggiunse al primo nucleo della quadreria alcune sue opere, iniziando in tal modo la tradizione seguita poi dai pittori Antonino Bonaccorsi, Francesco Mancini, Giuseppe Sciuti, Saru Spina, per citare soltanto alcuni dei nomi pila rappresenta­tivi dell'arte acese. I primi due donarono tele di vario soggetto; lo Sciuti la tela “lo sono la luce del mondo” con i cartoni della «Battaglia di Aquilio» (Palazzo Calanna di Acireale) e degli affreschi della volta della navata centrale della Cattedrale.

   La donazione dello Spina é in verità, la più cospicua sia per il numero che per la qualità delle opere  fra quelle che la Pinacoteca ha ricevuto durante gli ultimi quarant'anni. Nel 1931, infatti, l'artista, gravemente ammalato, destinava all'Accademia tutte le opere esistenti nel suo studio e ne redigeva un lungo «Elenco» (doc. 7), tuttavia incompleto, giacché non si trovano in esso registrati molti dipinti e disegni sia dello Spina sia di altri artisti a lui contemporanei o anteriori, che risultano con sicurezza donati all'Accademia.

   Nell’aprile del 1958, il Gabinetto nazionale delle Stampe consegnava 41 stampe che l'artista Antonio Carbonati aveva destinato alla Pinacoteca con disposizione testamentaria del novembre 1956.

   Nel 1970 sono pervenuti alla Pinacoteca trentotto quadretti dello scultore e pitto­re acese Michele La Spina. Aveva, così, felice conclusione l'odissea di questo gruppo di dipinti che la Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d'Arte Medievali e Moderne per il Lazio a seguito di rinuncia dell'Accademia di S. Luca e degli eredi del La Spina aveva consegnato nel maggio del 1961 al Comune di Acireale perché fossero conservati presso la Zelantea.

  Nel 1978, la Pinacoteca si è arricchita di 20 dipinti, 5 disegni e 6 terracotte del pittore Giuseppe D’Angelo, donati dalla nuora Ada che ha voluto dare esecuzione al desiderio del marito Giulio, scomparso proprio mentre si accingeva a consegnare ufficialmente alla Zelantea le opere del padre. La signora Ada D'Angelo ha generosa­mente aggiunto alla donazione 3 grandi tele e 18 disegni del marito.

  Da ultimo, nel 1980 gli eredi dell’ing. Giuseppe Caltabiano hanno donato una tela cd una scultura in marmo a lui pervenute quale successore della moglie, Angelina Nicolosi. Con tale gesto si è ancor più rinsaldato il vincolo che per decenni aveva legato l'estinto all'Accademia.

  Altre piccole donazioni, infine, hanno continuato ad arricchire la Pinacoteca fino alla data odierna.

  Ora, se pure il patrimonio della Pinacoteca Zelantea è stato costantemente incrementato dai lasciti non solo da artisti, ma anche di famiglie acesi (e nel «Catalogo» abbiamo indicato. quando ci è stato possibile, la provenienza delle varie opere), tuttavia esso ha corso più volte il pericolo di un irreparabile depauperamento. Essendo, infatti, la Pinacoteca aggregata alla Biblioteca, ogni trasferimento di quest'ultima ha comportato un trasloco delle tele con grave danno (a volte irreparabile ed ancora visi­bile) delle medesime.

  Fino al 1919 i dipinti giacevano in una stanza, tutt'altro che adeguata, degli antichi locali del R. Ginnasio, in via Filippini, dov'era stata la Biblioteca. Solo in quell'anno essi vennero trasferiti, piuttosto alla rinfusa, nella sede attuale di via Marchese di Sangiuliano, mentre la loro prima sistemazione avvenne alquanto più tardi, malgrado l’interessamento del direttore Paolo Leonardi Vigo e del bibliotecario, can. Vincenzo Raciti, il quale aveva anche pensato alla pubblicazione (peraltro non realizzata) del catalogo di tutto il patrimonio artistico della Zelantea.

  Accanto al can. Vincenzo Raciti è doveroso ricordare, in questa breve storia della Pinacoteca, il fratello prof. Gaetano, vicebibliotecario ed autore di numerosi, anche se brevi, articoli sui doni fatti alla Zelantea, articoli apparsi su giornali locali (“Vita Nuova”, “La Patria”), talora a firma "Iticar".

  Nell'attuale sede le opere attesero a lungo prima di trovare una razionale siste­mazione. e di questo ebbe a lamentarsi a più riprese, fin dal 1934, il giornalista dottore Alfio Fichera, nel quotidiano catanese “Il Popolo di Sicilia”, descrivendo a fosche tinte l’agonia dei quadri.

  Intanto, nel 1939 la Pinacoteca partecipava con quattordici opere ( tele  e disegni) ad una esposizione retrospettiva della pittura catanese, organizzata dal suddetto gior­nale. Nello stesso anno il barone dott. Agostino Pennisi di Floristella, presidente dell'Accademia, dava incarico al socio accademico pittore Francesco Mancini di sistemare la quadreria; ma, contemporaneamente, la Soprintendenza alle Gallerie per la Sicilia affidava il medesimo incarico al prof. Enzo Maganuco, ispettore onorario dei Monumenti della Sicilia. A firma del Maganuco (e controfirmate dal can. Vincen­zo Raciti), esistono soltanto una quarantina di schede che abbiamo consultato per la cortesia dell'allora soprintendente prof. Vincenzo Scuderi.

  La sistemazione dei quadri tardava così ancora. Essa, infatti, fu realizzata  in seguito all'interessamento del can. prof. Matteo Fresta (succeduto al Raciti nella direzione della Biblioteca) e dello stesso barone Agostino Pennisi di Floristella ad opera del pittore Primo Panciroli. L'inaugurazione della Pinacoteca, ordinata in­vero senza un chiaro criterio selettivo, fu fatta nel gennaio del 1948 con un discorso del dott. Alfio Fichera, cui sempre era stata a cuore la sorte dei quadri.

  Nel 1963, poi, con la collaborazione del prof. Stefano Bottari, direttore dell'Isti­tuto di Storia dell'Arte dell'Università di Catania, e del prof. Raffaele De Logu, soprintendente alle Gallerie per la Sicilia - invitati dal presidente dell'Accademia, prof. Cristoforo Cosentini, a selezionare i quadri e a ridare ordine alla Pinacoteca - fu eseguita una più attenta scelta e sistemazione delle opere, cui partecipò, limita­tamente alla esposizione dei disegni, anche il pittore acese prof. Francesco Patané. Nello stesso anno, sempre per interessamento della Presidenza dell'Accademia, sono stati restaurati alcuni dipinti a spese della     Soprintendenza alle Gallerie per la Sicilia.

  A tale sistemazione, operata dal Bottari e dal De Logu, noi ci siamo permessi di apportare alcune modifiche in occasione della redazione del primo catalogo della Zelantea (1971) al solo scopo di consentire al visitatore una sufficiente conoscenza della situazione storico-artistica di Acireale lungo il corso dei vari secoli,

 Tenendo presenti le indicazioni dei due illustri critici, abbiamo dato più ampio spazio ad una esigenza di documentazione a livello storico ed artistico, cui ci sembra­va non potere prescindere in una Pinacoteca di artisti e di opere d'arte in prevalenza locali, quale la Zelantea.

  La presente seconda edizione del catalogo della Zelantea vede la luce dopo un nuovo recente assetto della sala maggiore della Pinacoteca, assetto cui si é stati co­stretti a seguito del costante ampliarsi della Biblioteca Zelantea.

  Considerato l'inarrestabile incremento di quest'ultima, non rimane che auspicare che la Pinacoteca possa disporre di nuovi, più ampi e confacenti locali in modo da consentire quella degna ed organica sistemazione delle varie raccolte che è nel desiderio di tutti gli Acesi. Il che, fra l'altro. porterebbe a procedere più sollecitamen­te nell'opera già avviata di restauro soprattutto dei quadri (nel 1988 ne sono stati restaurati 24), evitando che un patrimonio tanto cospicuo - che esprime l'animo arti­stico ed il cuore generoso degli Acesi - vada col tempo irreparabilmente perduto.

  La Pinacoteca occupa, oggi, tre sale dell'edificio dove ha sede la Biblioteca omo­nima. Molte opere sono state collocate nelle sale della Biblioteca stessa, quasi una propaggine della Pinacoteca. Di fatto, però, le opere esposte in tali sale sotto da considerare come in deposito.

  Se la prima edizione de "La Pinacoteca Zelantea di Acireale" nasceva in seguito ad un paziente lavoro di schedatura, portato a compimento dopo un lungo periodo di ricerche, questa seconda edizione è frutto di quell'intensificarsi del dialogo critico che era nel nostro desiderio.

  Ringraziamo, pertanto, coloro che ci hanno fornito nuove indicazioni, collaborandoci nell'eliminare inesattezze e nel ricercare un sempre maggiore rispetto della verità. Nei confronti della precedente edizione, il volume, certamente più ricco di schede, di documenti, di bibliografia, presenta le seguenti differenze di rilievo: disegni ed incisioni che prima formavano una sola sezione, dato il notevole incremento del loro numero, costituiscono ora due distinte sezioni; anche le opere in legno di artigianato siciliano formano una sezione a parte.

   Fanno parte del patrimonio dell'Accademia, oltre ad un discreto numero di scul­ture (che schedate, pubblichiamo nel presente catalogo assieme ad alcune ceramiche di artigianato), una collezione numismatica (monete greche, romane, bizantine, nor­manne), illustrata dal prof. Giacomo Manganaro in «Memorie e Rendiconti» (Serie I, vol. X, parte prima, 1970), una interessante raccolta di pezzi archeologici prove­nienti dalle zone limitrofe di Capo Mulini, Acicatena, ecc., ed altre di rocce e di conchiglie marine. Di tali ultime raccolte non esistono i cataloghi relativi. Lo stesso dicasi per i pezzi di materiale bellico che dovevano costituire il primo nucleo di un museo di storia patria,voluto dagli Accademici dopo la fine vittoriosa della prima guerra mondiale.

 

 

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