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NOTIZIE STORICHE SULLA BIBLIOTECA ZELANTEA
 
 
SIC IN CREDERE UT TE IPSO QUOTIDIE DOCTIOR  SIC EGREDERE UT IN DIES PATRIAE UTILIOR EVADAS 
 
Entra in modo da divenire ogni giorno più dotto di te stesso; esci in modo da renderti di giorno in giorno più utile alla patria 
 
 

   Le origini della Biblioteca Zelantea sono collegate alla fondazione ad Acireale di due istituzioni culturali, in origine esclusivamente di natura ecclesiastica: quella dell’Accademia degli Zelanti (1671) e quella dei Padri dello Studio (prima chiamati Sacerdoti della Congregazione dell’Annunziata 1680 e poi  della Congregazione di S. Maria libera nos a poenis inferni).

  La sacra Accademia degli Zelanti, costituita da ecclesiastici e chierici, era stata fondata, sotto l’egida di Santa Venera protettrice, per iniziativa del vicario foraneo e dei deputati del Clero e si riuniva per discutere  questioni  teologiche e morali.

  I Padri dello Studio, invece,  sovrintendevano alle scuole di filosofia e teologia, che si trovavano presso la casa in piazza Odigitria, donata nel 1716 dal sac. Francesco Mirone.

  Accademici e Padri dello Studio si riunivano quindi nello stesso luogo e anche se appartenevano a due istituzioni distinte, erano uniti dalle finalità di promozione e diffusione della cultura.

  I Padri dello Studio amministravano la Libreria del Clero e a questa furono diretti i primi lasciti. La "Libreria" si accrebbe  nel corso del secolo XVIII  di libri, beni e rendite con le donazioni dei sac.  Salvatore Seminara, del sac. Michele Busà, del sac. Pietro Romeo (1748), del sac. Mario Musmeci, del can. Alfio Calì (1807).

  Con i denari provenienti dalle rendite i Padri dello Studio acquistarono la biblioteca del sac. Martino Figueroa.

  I locali della Biblioteca nel frattempo erano divenuti insufficienti; di ciò era cosciente il socio sac. Francesco Mirone, omonimo e parente del primo benefattore, che nel 1811 per testamento  mise a disposizione la casa “”solerata”, sita nella piazza della Chiesa di San Sebastiano, per trasferirvi la Libreria dello Studio, con la facilitazione di poter pagare il prezzo agli amministratori della sua eredità  in quattro soluzioni .

  Mentre l’Accademia attraversava un periodo di crisi, la Biblioteca era attiva e i Padri dello Studio con zelo amministravano le rendite, provvedendo all’acquisto di nuovi libri.

  Nel 1835 avvenne la fusione tra l’Accademia, rinata su iniziativa di alcuni illustri soci (fra i quali Lionardo Vigo e Lorenzo Maddem), e i Padri dello Studio.

  Si modificò lo statuto e sulla porta della Biblioteca fu apposta la dicitura “Biblioteca dell’Accademia degli Zelanti e dei Padri dello Studio” .

  Dopo l’istituzione del Collegio degli Studi, fondato con le rendite dei soci dott. Erasmo Pennisi e sac. Giuseppe Gulli e completo di tutte le discipline insegnate nei licei e ginnasi del tempo, l’Accademia, anche su richiesta di alcuni studenti, decise di trasferire  la Biblioteca nella sede del Collegio degli Studi in via Ruggero Settimo.

  L’Accademia fu autorizzata  dagli enti competenti a costruire a proprie spese varie stanze nel secondo piano del Collegio e il trasferimento avvenne nel 1852.

  Nel frattempo erano stati acquistati con il sussidio di 400 ducati assegnato dalla Provincia  libri di letteratura, storici e scientifici.

  Pervennero anche varie donazioni di soci. Il dott. Filippo Pappalardo donò alla Biblioteca i libri di medicina e chirurgia ereditati dallo zio Antonino; il naturalista Santoro Scuderi i suoi pochi, ma pregiati libri di botanica; mons. Gaetano Urso, opere di scienze naturali, di teologia e di canonica; il dott. Mariano Di Mauro Riggio, già presidente dell’Accademia, con disposizione testamentaria legò per una modica somma  la preziosa collezione dei libri di botanica raccolti dallo zio sac. Giuseppe Di Mauro.

  Dopo la soppressione delle corporazioni religiose, su disposizione del Fondo per il Culto, giunsero in Biblioteca nel 1870 le librerie delle corporazioni religiose soppresse: Filippini 1.848 volumi,  Padri Predicatori, 2.531, Minori Osservanti Osservanti di San Francesco 591, Cappuccini  638, Carmelitani 24, Agostiniani Scalzi 192.

  Circa seimila volumi tra i quali preziosi incunaboli e cinquecentine arricchirono il patrimonio bibliografico della Biblioteca.  

  A questo proposito occorre ricordare che nel secolo  XVI ad Acireale l’istruzione era impartita nelle scuole istituite nei conventi dei Carmelitani, Cappuccini e Padri Predicatori.

  In particolare i Cappuccini acquistarono nel 1604, su sussidio del Municipio, a Venezia un primo nucleo di libri per la loro biblioteca: edizioni del XV e XVI secolo che facevano parte di quella Libreria sono conservati oggi nella Zelantea.

  Dalle memorie storiche sopra la vita del servo di Dio Mariano Patanè scritte da Giuseppe Di Mauro Riggio (Acireale, 1875), si apprende che la libreria dei Filippini fu arricchita dal preposto sac. Mariano Patanè, il quale aveva acquistato i volumi comprati dagli eredi del can. Giuseppe Recupero, come si vede dalla firma autografa del Recupero e dal bollo di provenienza: Biblioteca Collegi Catinensis Societatis Jesus.

  Non essendo più sufficienti i locali del Collegio degli Studi, perché i volumi ammontavano ormai al numero di 45.000,  l’Accademia fece istanza tramite il Municipio di Acireale per avere assegnato dal Fondo per il Culto il fabbricato della Villa Filippina.

  Il trasferimento avvenne nel 1870, ma la Biblioteca vi restò  solo per quindici anni, infatti la Villa Filippina nel 1886 fu richiesta agli Accademici dal Sindaco di Acireale per essere adibita a regio Liceo e in cambio l’Accademia ebbe i locali dell’Oratorio Festivo, l’antico salone della Villa Filippina. Ma il salone era insufficiente e i locali carichi d’umidità e non idonei.

  L’Accademia protestò e chiuse la Biblioteca, che fu riaperta nel 1887, dopo che l’Amministrazione Comunale si  impegnò a costruire una nuova sala di lettura (1897-98), dove furono collocati vari fondi librari.

  Nel 1873 Salvatore Vigo Platania,  (Acireale 1784- Palermo 1874), politico di fine cultura, destinò la ricca raccolta dei suoi libri alla Città a condizione che venisse riunita alla Zelantea e che nei futuri bilanci comunali si stanziasse uno stipendio per un bibliotecario e per un assistente.

  La Biblioteca Vigo Platania è composta da oltre 4000 volumi, compresa una miscellanea di opuscoli rari, riguardanti: diritto pubblico e legislazione, diritto civile e canonico, politica e statistica, agricoltura e commercio, letteratura, storia civile ed ecclesiastica.

  A questi si aggiungono una collezione di stampe  sulla rivoluzione siciliana del 1848/60 in 25 volumi, la raccolta completa del Giornale Officiale di Sicilia pubblicato a Palermo (1810-1861), unico esemplare esistente in Sicilia.

  Il patrimonio librario della Biblioteca intanto continuava ad accrescersi per  volontà munifica di soci e cittadini e per varie acquisizioni da parte dell’Accademia.

  Ricordiamo i nominativi di alcuni di coloro che con  lungimiranza hanno offerto le proprie librerie all’uso pubblico:  avv. Michele Calì (volumi di storia, letteratura e materie diverse,1888), dott. Agostino Patanè (opere di botanica e medicina, 1893), S.A.R.I. l’arciduca Ludovigo Salvatore di Lorena, socio d’onore dell’Accademia (1894), dott. Giovanni Scuderi (opere di medicina e chirurgia, 1902).

  Intanto si faceva pressante l’esigenza di avere per la Biblioteca una sede degna di questo nome, idonea a contenere tutti i volumi  che nel corso degli anni si erano via via accresciuti.

  Il nuovo edificio, attuale sede della Biblioteca, grazie anche all’interessamento del dott. Rosario Platania d’Antoni, sindaco del Comune di Acireale e socio dell’Accademia,  fu costruito a partire da 1911, in via Marchese di Sangiuliano: un edificio dalle grandi sale, che riprende  temi dell’architettura neoclassica nelle colonne della sala centrale e nelle linee eleganti del prospetto.

  Delle otto sale, cinque sono oggi adibite a Biblioteca e tre a Pinacoteca. Nell’atrio dal pavimento in marmo sono collocati alcuni busti in gesso, opere giovanili dello scultore Rosario Anastasi. Entrando a sinistra si accede alla Sala di Lettura dove sono collocati i cataloghi e le postazioni informatiche per la consultazione delle banche dati.

  La seconda sala della Biblioteca è intitolata a Lionardo Vigo, illustre esponente della cultura acese del secolo XIX,  promotore della fusione dell’Accademia Dafnica e dell’Accademia degli Zelanti.

  In questa sala si trovano collocati la Libreria del Vigo, pervenuta nel 1917, e il busto in gesso, scolpito dallo scultore acese Michele La Spina. Nella seconda sala si trovano anche la donazione dell’avv. Venerando La Spina (1921) e, in alto, parte delle Librerie delle Corporazioni religiose di cui si è detto.

  La terza sala è adibita a deposito librario. Particolare nota meritano i volumi della libreria di Salvatore Vigo Platania, zio di Lionardo, altro uomo illustre acese.

  La quarta sala della Biblioteca è stata intitolata all’emerito prof. Cristoforo Cosentini, che ha retto la Presidenza dell’Accademia per  quarant’anni (1964 – 2003). In questa sala è collocata negli scaffali a parete una buona parte dei volumi del fondo antico.

  Nel salone centrale, chiamato “Sala Cristoforo Cosentini”, utilizzata per le manifestazioni culturali dell’Accademia, sono collocati a semicerchio dieci busti raffiguranti uomini illustri, principalmente acesi (7 in marmo, uno in gesso, 2 in bronzo). Notevoli anche le due candelore barocche, opera dell’artigianato siciliano in legno del secolo XVIII.

  Nella quinta sala  oltre che la poderosa emeroteca, costituita da oltre 1.650 testate tra riviste e giornali, è ubicata la donazione del pediatra Felice Paradiso: da qui la consuetudine di chiamarla Sala Paradiso.

  Dopo il trasferimento nella nuova sede (anni 1914/1917), numerose furono le donazioni. In particolare ricordiamo quelle dell’avv. La Spina di circa 6000 volumi e del can. Salvatore De Maria (1933).

   Fra i fondi di pregio acquistati dall’Accademia si ricordano: il fondo del principe siracusano Pompeo Borgia, ricco di pregevoli edizioni di classici latini e greci pubblicati nel secolo XVII e XVIII in Belgio, Olanda, Inghilterra (1889); il fondo di opere ed opuscoli rari di scienze naturali  e vulcanologia dell’illustre scienziato e vulcanologo prof. Orazio Silvestri, ceduto all’Accademia dal figlio Alfredo; il fondo  di manoscritti di Lionardo Vigo, compreso un prezioso epistolario di circa 9.000 lettere di uomini illustri del XIX secolo, acquistati dagli eredi del Vigo nel 1942.

  Infine, non possiamo tralasciare di ricordare il fondo dell’illustre botanico acese, socio dell’Accademia, Giuseppe Di Mauro Riggio, acquistato dall’Accademia dal nipote Mariano.

  Il Riggio aveva una biblioteca scientifica e letteraria con rarissimi libri, tra cui i volumi del'Hortus regius acensis, "ove veggonsi dipinti a colore presso 800 piante nostrali e straniere coltivate nel suo giardino” (L. Vigo, Messina, 1841).

  Dell’Acis Hortus Regius, passato agli eredi, si erano perse le tracce, ma nel 2008, per una serie di fortunate circostanze e grazie alla lungimiranza dell’impareggiabile editore Franco Maria Ricci, fine bibliofilo, e di enti quale la Fondazione del Banco di Sicilia e la Regione Siciliana, è ritornato nel luogo dove era stato concepito e realizzato. L’11 luglio 2008 Franco Maria Ricci, ha donato Acis Hortus Regius alla Biblioteca Zelantea: i quattro volumi in folio, ancora in ottimo stato di conservazione, riproducono in 749 tavole acquerellate a mano dal pittore acese Emanuele Grasso, più di 800 specie di piante coltivate nell’Orto Botanico del Riggio. Si tratta quindi di un  erbario di incomparabile pregio, perché unico al mondo.

  L’opera di riordinamento della Biblioteca, frazionata in 10 sezioni, con diversi cataloghi e diversi sistemi di catalogazione,  fu iniziata dal can. Vincenzo Raciti Romeo nel 1887. Il Raciti (tra l’altro archivista della Collegiata Chiesa Madre e puntiglioso studioso di storia locale),  iniziò una monumentale opera di classificazione e catalogazione, testimoniata dall’imponente catalogo cartaceo interamente manoscritto  ormai ingiallito dal tempo, per soggetti e autori. Sezioni speciali furono create per Autori Acesi, Manoscritti, Incunaboli, Cinquecentine, Opere rare e di pregio.

  Nella sua opera di riordinamento e catalogazione Vincenzo fu aiutato dal fratello Gaetano, uomo vivace d’intelletto, che rappresentava la parte “politica” della Biblioteca: consigliere comunale, scriveva articoli su giornali acesi, come “La Patria” e “Vita Nuova”,  a firma di Iticar.

  Dopo la pausa forzata dovuta alle due guerre mondiali e alle vicissitudini dell’immediato dopoguerra  (ricordiamo una pericolosa infestazione delle termiti che causò la distruzione di oltre 100 volumi, danno limitato grazie all’ infaticabile lavoro svolto dal prof. Tano Spina, vicebibliotecario), la Biblioteca riprese la sua attività.

  Per interessamento del presidente dell’Accademia prof. Cristoforo Cosentini e di vari soci, sono pervenute in biblioteca le donazioni del prof. Felice Paradiso (1973), dell’ Sen. Avv. Mario Martinez (1976), del prof. Giuseppe Di Maria (1978), dell’ on. ing. Giusepe Caltabiano (1981), Maestro Silvio e Beatrice Scionti (1997), della poetessa Cecilia Deni (1996), di mons. Giovanni Musmeci da Montebello, del prof. Umberto De Franco (1997), del  prof. Massimo Gaglio, del prof. Agostino Pennisi di Floristella (1998).

  La Biblioteca ha oggi un patrimonio librario di oltre 200.000 unità tra volumi, opuscoli e fascicoli di riviste, che si accresce di anno in anno per mezzo degli acquisti e delle donazioni che continuano a pervenire perché la Zelantea è ancor oggi sentita come istituzione viva e “propria”.

  Nel 2003 è  pervenuto all’Accademia l’Archivio degli ingegneri catanesi  Carmelo e Salvatore Sciuto Patti, un fondo di elevato valore culturale, il cui inventario sarà presto messo a disposizione degli studiosi. Il lavoro di informatizzazione del catalogo del fondo antico e del moderno è iniziato nel 1991.

La banca dati della Zelantea,  contenente  109.000 descrizioni bibliografiche è stata riversata in Servizio Bibliotecario Nazionale ed è attualmente consultabile nel sito della biblioteca Zelantea l'indirizzo http://www.accademiadeglizelanti.it/index.php/banca-dati.html ; nel sito del Polo SBN di Catania : http://opac.polobibliotechecatania.it, e nel sito nazionale : www.iccusbn.it.

Per le edizione italiane del XVI. secolo possedute dalla biblioteca può essere consultato il sito: edit16.iccu.sbn.it  

 

 

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